SAN FELESI IN AUSTRALIA
A partire dagli anni ’60, gli anni del boom economico, l’emigrazione sanfelese si rivolse verso il Nord Europa (Germania, Svizzera, Belgio, Francia, e Inghilterra) ed il Nord-Ovest d’Italia (Piemonte e Lombardia). Questa emigrazione a differenza di tutte le altre presentava sicuramente caratteristiche ed aspettative diverse. In molti casi era stagionale e la stragrande maggioranza degli emigrati nutriva la speranza di un definitivo rientro dopo un periodo più o meno lungo di permanenza lavorativa, anche se poi in realtà le cose sono andate in modo diverso. È tra queste due ultime ondate migratorie e precisamente intorno agli anni ’50 che alcuni pochi Sanfelesi decisero di avventurarsi verso il nuovo continente: l’Australia. In questo caso però nessuno, partendo dal paesequarant’anni orsono, immaginava un possibile ritorno, fosse solo da turista o per rivedere i parenti. Era sicuramente la disperazione e la fame a spingere così lontano i compaesani, consapevoli delle grandi difficoltà che avrebbero incontrato.

Pur avendo quindi San Fele conosciuto da sempre le vie dell’emigrazione, quella dell’Australia si presentava atipica: lì non vi era nessun punto di riferimento, o di appoggio o, in caso di disadattamento, la possibilità di ritorno in patria. Ci volevano più di trenta interminabili giorni di navigazione ed un biglietto di sola andata per giungere a Sidney o a Perth. Persone già adulte che si spingevano nel continente più lontano con la consapevolezza del non ritorno in patria e che tante persone(familiari, amici, conoscenti) non si sarebbero più rivisti. L’unica alternativa era quella, consentita dalle autorità australiane, di richiamare i propri familiari.
Così intere famiglie, interi quartieri, intere borgate si sono trasferiti in Australia. Si è ricostruito a Five Dock e Drummoyne, due comuni dell’interland di Sydney, una comunità di Sanfelesi di oltre 2500 persone. Intanto quelle che inizialmente erano solo speranza e disperazione con il tempo sono divenute certezze e sicurezza economica e sociale.

La distanza purtroppo rimaneva e rimane, anche se oggi ci si collega velocemente, ma ciò ha sempre costituito il vero problema perché qualcuno potesse rientrare in patria. Anche il paese, che d’estate si rianimava e si rianima di emigrati del nord Europa e del nord Italia, sembrava aver dimenticato questi nostri compaesani.

Quando nel 1984 i nostri concittadini proposero il gemellaggio tra la comunità di San Fele e di Drummoyne, non si esitò ad accettare e a sostenere fermamente tale iniziativa. Si riteneva che San Fele dovesse molta riconoscenza a questi suoi conterranei, non solo per l’aiuto concreto dato a chi era rimasto, ma soprattutto per la grande capacità avuta nel creare un’immagine straordinaria dei Sanfelesi nel mondo. Era giusto quantomeno creare un ponte ideale tra la comunità di San Fele e quella dei Sanfelesi in Australia, ma anche con tutti i Sanfelesi sparsi nel mondo. Era giusto onorarli della presenza dei concittadini per rendere loro omaggio in quel continente, che era divenuto grande grazie anche al loro sacrificio, per rendere un concreto attestato di stima e di riconoscimento e per testimoniare i notevoli progressi raggiunti. Una volta lì si scoprì un’altra San Fele, ma soprattutto si avvertì il legame profondo ed immutato che in tutti questi anni era rimasto verso il paese natìo. Lì, nella comunità sanfelese in Australia, si ebbe modo di riscoprire valori e sentimenti che al paese sembravano ormai persi o allontanati. Fu una vera esperienza di vita che di tanto in tanto si dovrebbe riscoprire perché è lì, in quel continente così lontano, che ci si incontra con le proprie e più autentiche radici.